Il senso di incarnarti

Mi avrai spesso sentito premere l’acceleratore sul verbo “incarnare”.
Non potrebbe essere altrimenti, essendo un valore che ho sposato come intento e che ho scoperto essere il fine della mia ricerca, il motore della mia creatività, il filo invisibile e nascosto che tiene le redini del mio lavoro.
Perché incarnare ,per me, non significa solo dare corpo ma è ESSERE CORPO, è FARSI ESSENZA, è un’atto fisico dell’anima che sceglie di diventare mater-ia, senza perdere la sua profondità ma anzi acquisendo sostanza, realtà e autenticità.
Significa comprendere e abbracciare, in te, sensorialità, carnalità, erotismo ma anche misticismo e spiritualità.
Rappresenta l’unione dei mondi che abbiamo separato e una spinta selvaggia e creativa a manifestarti nella tua essenza, ad esistere qui ed ora con TUTTO quello che sei, in modo concreto e tangibile, perché ogni cosa di te è sacra e merita di essere vista, ascoltata, danzata, celebrata, raccontata, onorata.
Merita di trovare la sua espressione nel corpo e attraverso il corpo.

Ma credi sia possibile fare esperienza di questo “embodiment” senza aver prima imparato ad abitare il tuo corpo?
Credi che si possa sperimentare una dimensione di tale completezza e integrità dell’essere, senza aver fatto prima i conti con un corpo che, il più delle volte, hai lasciato lì a prendere la polvere e a morire, poco alla volta?
Ti rispondo io…No!
Non solo sarebbe impossibile ma sarebbe innaturale.
È un elemento vitale, essenziale, imprescindibile e fare finta che si possa andare avanti, dimenticandosene, è come vivere spezzati, spaccati a metà, è come rinunciare al tuo potere e alla sacralità di uno strumento che è un’apertura originaria sul tuo mondo.

Per imparare come ESSERE CORPO, devi imparare ad ESSERE NEL CORPO, a sentirti dentro la tua pelle!
So che può essere sfidante ma so anche come sia un atto psicomagico, un atto di risoluzione, di guarigione, di metamorfosi, un’atto di rivelazione ed estasi.
E non te lo dico perché fa figo ma perché sono passata di lì.

Quando ho iniziato il mio percorso, miravo ad uno stato di inconsistenza, di invisibilità.
Non volevo neanche avere un corpo e facevo il possibile per rimarcare questa spaccatura, per estinguerne la percezione, per soffocarne la voce.
Oggi è diverso.
Oggi lo porto con me, mi fermo ad ascoltarlo e riascoltarlo, ne assecondo il ritmo.
È diventato uno spazio dove scoprirmi ed isolare i rumori di fondo.
Dove imparare ad amarmi e ricordarmi come farlo
Dove danzare il mio risveglio e toccare la selvatichezza della mia autenticità.
E mi piace riconoscere il modo in cui si infila tra i dovrei per restituirmi il piacere, in cui fa scattare l’allarme del bisogno o il fuoco del desiderio, in cui si trasforma in un’onda anomala per costringermi a rallentare e a sentire.

E quel sentire è la cosa più preziosa di tutte.
Perché più ti senti e più senti. 
Più senti e più ci sei.
Più senti e più sei.


Riesci a capire, ora, il senso del mio invito ad incarnarti?
Voglio spingerti un pò più in là, quel tanto che basta per recuperare quello che manca e ricominciare da quello che c’è già dentro di te.
Quel tanto che basta per ritessere un sacro legame con il tuo corpo e per liberare l’espressione della tua natura, nella sua interezza.
Per fissare un incontro tra materia e spirito, tra sessualità e spiritualità, in un terreno neutrale, dove non si facciano la guerra ma facciano l’amore, dove possano scambiarsi ago e filo per ricucire gli strappi, dove possano moltiplicare le possibilità di restare insieme, di immergersi e dissolversi l’una nell’altra, fino a tornare ad essere ciò che sono davvero: una cosa unica e inscindibile.

Chandani Alesiani
Photo Credit: Giui

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